TRISTEZZA E CIBO: RIMEDI PER LA FAME EMOTIVA

Mi sento solo, abbandonato da tutti. Stasera ho proprio bisogno di un hamburger gigante con patatine fritte!

Anche oggi il mio capo non ha riconosciuto l’impegno e la fatica che ho messo in quel lavoro. Ma io appena uscita sono andata al supermercato e che soddisfazione riempire il carrello della spesa fino al bordo!

L’esame è andato male un’altra volta… Devo assolutamente mangiare quella barretta di cioccolata per tirarmi su!

Quante volte pur di non sentire la tristezza continuiamo a mangiare talvolta con l’impressione di non riuscire a fermarci? Preferiamo sfogarci sul cibo, concentrarci su ciò che mangeremo piuttosto che vivere quella tristezza che ci divora nel profondo. Il cibo diventa una distrazione e iniziamo a mangiare per evitare la tristezza e la solitudine.

Cosa ci impedisce di esprimere la tristezza?

La tristezza è vista come un’emozione negativa, da evitare. Quando ci viene da piangere ci tratteniamo per paura di apparire fragili o per il timore di perdere il controllo su noi stessi. Oppure perché non vogliamo che le persone a cui teniamo ci vedano stare male. Il cibo può diventare il nostro alleato, non delude mai e ci permette di non ferire nessuno. Non ci accorgiamo però che stiamo facendo male a noi stessi.

Come smettere di sfogarsi sul cibo?

Concediamoci di avere momenti no, viviamo la tristezza senza averne paura.

Chiediamoci: perché siamo tristi? Cosa è accaduto?

Cosa sto pensando in questo momento? Di cosa ho bisogno?

Cosa potrei fare in alternativa a mangiare e sfogarmi sul cibo?

Piangere e vivere la tristezza ci permette di lasciarci alle spalle un momento difficile ed andare avanti.

Accogliamo la tristezza e accettiamo di sentirla. Solo così evitiamo il rischio che a lungo andare diventi uno stato depressivo.

Valentina Bennati

BURNOUT ED ESAURIMENTO EMOTIVO: COME USCIRNE

Il burnout è l’esito patologico di una condizione di stress prolungata che porta ad un logoramento psicofisico dovuto alla mancanza di energie per sostenere e gestire lo stress accumulato.

Quali sono i sintomi?

  • Sintomi fisici: cefalea, nausea, tachicardia, insonnia, debolezza, difficoltà respiratorie.
  • Sintomi emotivi: difficoltà di concentrazione, sensazione di fallimento, senso di colpa, minore investimento nel lavoro e nelle relazioni sociali, rabbia, isolamento, distacco emotivo.
  • Sintomi comportamentali: aggressività, irrequietezza, apatia, abuso di alcool o sostanze.

Cos’è il burnout e chi colpisce?

La sindrome di burnout può essere intesa come una condizione di stress lavorativo che riguarda ambiti di lavoro dove è presente una forte componente pressante e di elevata responsabilità. In genere colpisce figure che ricoprono ruoli assistenziali, come medici, educatori, infermieri, psicologi, assistenti sociali, forze dell’ordine…

Quali sono i rimedi per superare il burnout?

Innanzitutto è importante saper riconoscere i sintomi e agire in modo tempestivo.

Una terapia efficace è quella cognitivo-comportamentale: aiuta ad aumentare la consapevolezza rispetto ai sintomi e alle cause del burnout e fornisce strategie efficaci per gestire la sintomatologia, aumentare il benessere e la motivazione personale.

Importante inoltre agire sulle abitudini lavorative andando a modificarle laddove è necessario e adottare strategie utili per combattere lo stress quotidiano.

Valentina Bennati

“TU MI COMPLETI…”

Quante volte ci è capitato di commuoverci sentendo questa frase? Magari guardando un film dove due innamorati si giurano amore eterno, o leggendo un romanzo, oppure lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, il nostro partner ce lo ha sussurrato o siamo stati noi stessi a dirlo.

Ogni volta ci sembra la migliore dimostrazione di amore che qualcuno ci possa fare e quando immaginiamo il nostro partner ideale vorremmo sentirgli dire proprio quelle tre parole…”Tu mi completi”… e di colpo tutto assume un senso e l’emozione che proviamo ci avvolge e ci sentiamo appagati.

Solitamente pensiamo che nel rapporto di coppia i due partner si completino a vicenda e questo generalmente accade. Questo però non è quello che si può ritenere un rapporto ideale. Ognuno di noi ha dentro di sé tutti gli elementi che sono necessari a farci percepire completi e quello che può fare il nostro partner è aiutarci a far emergere quegli elementi, a farci scoprire le nostre potenzialità allo scopo di arrivare ad affermare la nostra identità e conquistare una nostra autonomia.

Possiamo vedere così il rapporto di coppia come una relazione dove regna la parità e la reciprocità, dove entrambi i partner sono capaci di offrire aiuto e allo stesso tempo ricevere aiuto, in un continuo arricchimento reciproco, mantenendo comunque entrambi la propria individualità e indipendenza.

All’opposto un rapporto di coppia, che possiamo definire complementare, dove uno dei partner o entrambi hanno bisogno dell’altro al quale appoggiarsi e senza il quale sembra impossibile “stare in piedi”, è una relazione dove non vi è equilibrio e a lungo andare può diventare soffocante.

Valentina Bennati

RESILIENZA: come rafforzarla?

Il termine resilienza deriva dal termine latino resilire: saltare indietro per prendere un’altra direzione.

Nelle scienze umane e sociali il concetto di resilienza indica la capacità di un soggetto di resistere agli urti della vita senza spezzarsi, mantenendo un buon livello di competenze in condizioni di stress ambientali. Alla base della resilienza vi sono la capacità di resistere e la capacità di ricostruire il proprio percorso di vita, utilizzando una chiave di lettura diversa su sé stessi, gli altri e il mondo, scoprendo una nuova forza per superare gli ostacoli (Faretta, 2014).

Esistono tre tipi di fattori che contribuiscono alla resilienza:

  • Fattori intrapsichici (quoziente intellettivo, autoefficacia, ambizione nei percorsi educativi e nella carriera, visione ottimistica della vita)
  • Fattori interpersonali (consapevolezza di essere amati, capacità di condivisione con gli altri)
  • Fattori sociali (status socio-economico, integrazione sociale, supporto sociale, relazioni interne ed esterne alla famiglia)

Come possiamo rafforzare questa abilità?

  • sviluppando l’autostima e l’autoefficacia
  • individuando le nostre risorse personali
  • imparando a tollerare le frustrazioni
  • non perdendo mai la speranza
  • praticando tecniche di rilassamento come il training autogeno e tecniche di meditazione come la mindfulness
  • sperimentando le difficoltà e le situazioni stressanti della vita mantenendoci sempre disponibili al cambiamento.

(Faretta E., 2014. Trauma e malattia. L’EMDR in psiconcologia. Mimesis)

Valentina Bennati