…IL BAMBINO DI FRONTE ALLA MORTE DI UN GENITORE: COME PARLARGLI (Parte 2)

Come possiamo dare al bambino la notizia della morte della madre o del padre? Quali sono le modalità di comunicazione più appropriate?

E’ consigliabile parlare al bambino in modo chiaro, semplice e diretto di ciò che accaduto al genitore, utilizzando parole realistiche e di facile comprensione, tenendo conto della sua età. E’ importante che il bambino comprenda che il genitore o la persona cara non sarà più con lui, che non tornerà più. A tal fine è opportuno evitare di usare eufemismi come “è partito per un lungo viaggio” o “l’abbiamo perduto” che potrebbero creare confusione e fraintendimenti, portando il bambino ad aspettare invano il ritorno del genitore, sentendosi abbandonato o tradito per la sua partenza improvvisa.

E’ importante inoltre dare al bambino la possibilità di fare domande e fornire ad esse risposte precise, lasciandogli tutto il tempo per assimilare la notizia e le sue conseguenze. Spesso i bambini hanno la necessità di sentirsi dire le stesse cose più volte e quindi dobbiamo essere disponibili a rispondere ogni volta alle loro domande con informazioni comprensibili rispetto al loro livello di sviluppo.

Nel dare la notizia è bene anticipare quali possono essere le possibili reazioni del bambino, magari dicendogli “sto per dirti qualcosa che ti farà sentire molto triste, che ti spaventerà…”, in questo modo lo prepariamo ad affrontare l’inevitabile sofferenza.

Infine per trasmettere al bambino vicinanza e sicurezza possiamo parlargli mantenendo con lui un contatto fisico, tenendolo in braccio, abbracciandolo o tenendogli la mano.

In tutto questo dobbiamo avere chiaro che non possiamo evitare la sofferenza al bambino, ma possiamo condividerla con lui e stargli vicino.

Valentina Bennati

IL BAMBINO DI FRONTE ALLA MORTE DI UN GENITORE: COME PARLARGLI (Parte 1)

Ci sono 4 importanti aspetti da tenere presenti quando ci troviamo ad affrontare un lutto che coinvolge un bambino:

  • le reazioni da lutto nei bambini: anche i bambini, come gli adulti provano diverse emozioni quando muore una persona a loro cara. Il compito dell’adulto è quello di aiutare loro ad esprimere questi sentimenti e trovare insieme a loro il giusto modo per farlo
  • come dare loro la notizia: come comunicare con il bambino che è stato colpito dal lutto?
  • il funerale: posso portare il bambino al funerale?
  • i giorni successivi alla morte del genitore: come affrontare gli inevitabili cambiamenti nella vita quotidiana?

Questo articolo si concentra sul primo punto: LE REAZIONI DA LUTTO NEL BAMBINO

Come accade per gli adulti il processo del dolore sarà diverso per ogni bambino in base all’età, al tipo di relazione che aveva con la persona scomparsa e al modo di affrontare il lutto delle persone a lui vicine. Le risposte dei bambini alla separazione e alla perdita includono tristezza, colpa, rabbia, paura, confusione e vergogna.

Di solito i bambini piccoli esprimono la tristezza a tratti, intervallandola a periodi in cui sono coinvolti in altre attività. Questo a causa della loro limitata capacità di tollerare una forte emozione negativa. Nei bambini più grandi, invece, troviamo la tendenza a ritirarsi, accompagnata da difficoltà di concentrazione, inappetenza o eccessivo appetito, difficoltà nel dormire e ridotto interesse per quello che accade intorno. Il bambino può sentire il bisogno di piangere ma al tempo stesso vergognarsi pensando che piangere appartenga ad un comportamento “da bambino piccolo”. E’ quindi importante normalizzare e validare la tristezza e il pianto.

E’ possibile che i bambini provino un senso di colpa, pensando di aver causato la morte della persona cara, con la convinzione che questa poteva essere evitata se si fossero comportati in modo diverso. Queste convinzioni portano il bambino a giudicarsi cattivo, a provare rimpianti per azioni che avrebbe potuto compiere prima della perdita. E’ importante qui ricordargli che la persona morta era a conoscenza di quanto lui la amasse e che non ha nessuna colpa di quanto è avvenuto.

Anche la rabbia è frequente nei bambini che vivono un lutto. I pensieri che l’accompagnano riguardano l’essere stati lasciati soli dal proprio genitore o il percepirsi diversi dagli altri bambini. L’espressione della rabbia può comprendere scatti d’ira e comportamenti aggressivi. E’ fondamentale anche qui validare e normalizzare tale emozione per evitare che, se non adeguatamente espressa, la rabbia possa autoalimentarsi.

Altra reazione comune è la paura. Il bambino può temere la morte dell’altro genitore o un evento doloroso che lo può coinvolgere, chiedendo continue rassicurazioni, in quanto il suo mondo non è più sicuro; è imprevedibile! E’ importante stabilire quindi routine prevedibili e costanti, descrivergli momento per momento le azioni quotidiane per permettergli di focalizzarsi sull’elaborazione del lutto e non sulla paura.

Infine è possibile che il bambino si trovi in uno stato di confusione, dove diverse emozioni possono alternarsi e mescolarsi (può passare da felicità a senso di colpa, a rabbia…), disorientandolo. Occorre tenere presente questa eventualità e sollecitare il bambino a raccontare tali vissuti.

E’ fondamentale quindi incoraggiare il bambino a esprimere le emozioni, le sensazioni fisiche e i pensieri per aiutarlo a capire quello che gli sta capitando e per trovare diverse strategie per andare avanti nonostante la perdita.

Valentina Bennati

MINDFULNESS. Che cos’è la piena consapevolezza

La Mindfulness è uno stato di consapevolezza che si ottiene concentrando la propria attenzione al momento presente. E’ un modo di essere aperti alla nostra esperienza per come si presenta, momento dopo momento, attraverso un atteggiamento non giudicante e accogliente verso sé stessi e la propria esperienza interiore. La piena consapevolezza ci propone, passo dopo passo, di governare la nostra capacità di attenzione e di ricollegarci a tutti i nostri sensi.

La Mindfulness è allenamento: allenarci regolarmente ci permetterà di sviluppare la qualità della presenza anche e soprattutto nei momenti difficili (vedi esercizi e percorso di Mindfulness in 8 incontri).

Quali sono i benefici?

  • La Mindfulness ci aiuta a vivere le emozioni, i pensieri, il corpo e il mondo che ci circonda nel momento presente: per la maggior parte del tempo funzioniamo in modo automatico, senza essere davvero consapevoli dell’esperienza che stiamo vivendo. La nostra mente vaga e ci porta indietro nel passato (ruminazione depressiva) e avanti nel futuro (rimuginio – ansia). Essere consapevoli del momento presente riduce l’influenza del nostro vissuto e i giudizi che lo influenzano.
  • Praticare la Mindfulness ci aiuta inoltre ad acquistare distanza interna da ricordi, pensieri ed emozioni non piacevoli, senza doverne negare l’esistenza. I nostri pensieri e le nostre emozioni sono intimamente legati. Un pensiero (riguardante un evento spiacevole) può generare un’emozione difficile (come l’ansia) e viceversa uno stato d’ansia può essere all’origine di pensieri negativi (“sono in ansia quindi significa che c’è qualcosa che non va, qualcosa di pericoloso”). Allenare la mente ci consente di imparare a considerare i pensieri per quello che sono: soltanto pensieri. Non è tanto il pensiero negativo (per esempio “io non valgo”) a porre problemi, ma il fatto che prendiamo questo pensiero molto sul serio, come se fosse un dato di fatto, la realtà.
  • Studi scientifici hanno mostrato risultati incoraggianti a livello di risposta immunitaria, di gestione del dolore cronico di trattamento dell’ansia e degli stati depressivi.
  • Inoltre uno studio su un gruppo di monaci buddhisti (sottoposti a risonanza magnetica tomografica in piena meditazione) ha evidenziato la presenza di cambiamenti in regioni del cervello associate a memoria, percezione di sé, empatia e stress.

Fonte: Shapiro S. (2012), L’arte e la scienza della Mindfulness, Piccin, Roma.

Valentina Bennati