OBESITA’ E PREGIUDIZIO

Ormai è largamente diffusa l’errata convinzione che le persone con obesità siano pigre, prive di forza di volontà e autodisciplina. Tale pregiudizio sociale favorisce, nelle persone sovrappeso, lo sviluppo di bassa autostima, immagine corporea negativa, depressione e ansia (AIDAP).

Quali sono i pregiudizi più diffusi?

  • Gli obesi sono golosi e mangiano più delle persone normopeso. Numerosi studi hanno dimostrato che la genetica gioca un ruolo fondamentale nella determinazione del livello di peso corporeo e che le persone con obesità non mangiano più di quelle normopeso.
  • Gli obesi hanno più problemi psicologici delle persone normopeso. Gli studi hanno dimostrato che le persone obese non hanno più problemi psicologici di quelle normopeso, ma tali problemi, se presenti, possono essere dovuti al pregiudizio sociale nei confronti dell’obesità.
  • E’ necessario perdere tutto il peso in eccesso e arrivare al peso ideale. Diversi studi hanno dimostrato che non è necessario raggiungere il peso ideale, ma è sufficiente abbassare il 10% del peso corporeo per ridurre il rischio metabolico e cardiovascolare.
  • Con la forza di volontà è possibile raggiungere il peso ideale anche se si è obesi. Il peso ideale non è un obiettivo raggiungibile se si è obesi. E’ stato dimostrato che il corpo in tali casi si difende dalla dieta e si oppone ad ogni tentativo di perdere peso.

Oggi è ampiamente dimostrato che il peso non è sotto il pieno controllo della persona, ma l’obesità deriva dalla combinazione di fattori genetici, ambientali e comportamentali (AIDAP).

Ne deriva che l’obiettivo per perdere peso non si riduce alla sola dieta alimentare, ma necessita di cambiamenti notevoli nelle abitudini e nello stile di vita della persona.

(Dalle Grave R., 2015. Alle mie pazienti dico… Positive Press)

Valentina Bennati

TRISTEZZA E CIBO: RIMEDI PER LA FAME EMOTIVA

Mi sento solo, abbandonato da tutti. Stasera ho proprio bisogno di un hamburger gigante con patatine fritte!

Anche oggi il mio capo non ha riconosciuto l’impegno e la fatica che ho messo in quel lavoro. Ma io appena uscita sono andata al supermercato e che soddisfazione riempire il carrello della spesa fino al bordo!

L’esame è andato male un’altra volta… Devo assolutamente mangiare quella barretta di cioccolata per tirarmi su!

Quante volte pur di non sentire la tristezza continuiamo a mangiare talvolta con l’impressione di non riuscire a fermarci? Preferiamo sfogarci sul cibo, concentrarci su ciò che mangeremo piuttosto che vivere quella tristezza che ci divora nel profondo. Il cibo diventa una distrazione e iniziamo a mangiare per evitare la tristezza e la solitudine.

Cosa ci impedisce di esprimere la tristezza?

La tristezza è vista come un’emozione negativa, da evitare. Quando ci viene da piangere ci tratteniamo per paura di apparire fragili o per il timore di perdere il controllo su noi stessi. Oppure perché non vogliamo che le persone a cui teniamo ci vedano stare male. Il cibo può diventare il nostro alleato, non delude mai e ci permette di non ferire nessuno. Non ci accorgiamo però che stiamo facendo male a noi stessi.

Come smettere di sfogarsi sul cibo?

Concediamoci di avere momenti no, viviamo la tristezza senza averne paura.

Chiediamoci: perché siamo tristi? Cosa è accaduto?

Cosa sto pensando in questo momento? Di cosa ho bisogno?

Cosa potrei fare in alternativa a mangiare e sfogarmi sul cibo?

Piangere e vivere la tristezza ci permette di lasciarci alle spalle un momento difficile ed andare avanti.

Accogliamo la tristezza e accettiamo di sentirla. Solo così evitiamo il rischio che a lungo andare diventi uno stato depressivo.

Valentina Bennati