QUANDO LA COPPIA SI SEPARA

La fine di una relazione di coppia è un evento destabilizzante, in quanto comporta la necessità di ridefinire il proprio ruolo, modificare i punti di riferimento ed elaborare la separazione dal partner.

La separazione è un vero e proprio lutto da elaborare ed in quanto lutto, necessita del passaggio attraverso alcune fasi nelle quali si parte da un’iniziale periodo di protesta e disperazione per arrivare alla fase conclusiva del perdono e dell’adattamento alla nuova condizione.

Tale processo di separazione dipende da diversi fattori:

  • individuali (storia personale, capacità di adattamento alla perdita, percezione di “potercela fare”…)
  • relazionali (modalità di gestione delle difficoltà e dei conflitti, tipo di legame di attaccamento…)
  • sociali (aspetti economici, cultura di appartenenza…).

Separarsi dal partner significa separarsi da quella che costituiva la nostra principale figura di riferimento e può riattivare memorie di esperienze di separazione dalla figura genitoriale vissute nei primi anni di vita e che non sono ancora risolte. Per tale motivo, in alcuni casi, la fine di una relazione di coppia può costituire un vero e propria trauma e necessita dell’aiuto del terapeuta.

Valentina Bennati

INFEDELTA’: le conseguenze di un tradimento

Il tradimento si verifica generalmente nelle fasi di cambiamento della coppia o di uno dei due partner. Per cambiamento intendiamo anche avvenimenti positivi all’interno della coppia (come la nascita di un figlio, una promozione sul lavoro, gravidanze) e non solo quindi avvenimenti negativi (come lutti, aborti, malattia) (Johnson, 2008).

Cosa succede durante questi cambiamenti?

In questi momenti le richieste dei singoli partner possono essere differenti. Per esempio uno dei due partner può sentire maggiormente il bisogno di essere accudito e l’altro partner può non cogliere questa sua necessità, può sentirsi disorientato o non in grado di offrire vicinanza e conforto.

In questo caso entrambi i partner (sia chi chiede aiuto, sia chi non è in grado di rispondere alla richiesta di aiuto) possono cercare all’esterno della coppia una fonte di conforto e iniziare una relazione parallela.

Che effetto ha il tradimento sulla persona tradita?

Il tradimento può essere considerato un vero e proprio trauma. Tradire a livello sessuale vuol dire:

  • tradire i bisogni di vicinanza e supporto, ma anche di accudimento del partner
  • mettere a rischio la progettualità condivisa all’interno della coppia
  • incidere sull’autostima del partner, in quanto viene messa in discussione la sua attrattiva sessuale
  • ridurre le occasioni ludiche all’interno del rapporto che alimentano la complicità
  • riattivare traumi infantili legati all’abbandono, all’inganno, al mancato riconoscimento del proprio valore (Verardo, 2017).

Il tradimento ha impatto diverso nella persona, in base alla sua storia e alle sue vulnerabilità. Richiede un percorso di elaborazione nella stessa misura con la quale viene elaborato un lutto per una perdita.

Valentina Bennati

VIOLENZA DOMESTICA: LA RELAZIONE VIOLENTA E L’ ATTACCAMENTO. Quali sono le coppie ad alto rischio?

La violenza rappresenta una delle esperienze più traumatiche che l’essere umano possa sperimentare. Quando questa esperienza si verifica all’interno del legame di coppia risulta ancora più distruttiva perché si sgretola quello che costituisce una fonte di sicurezza e protezione.

Secondo la teoria dell’attaccamento di Bowlby siamo regolati dall’attivazione di un sistema, il sistema dell’attaccamento, che ha una base innata in quanto è frutto della selezione della specie e ha la funzione biologica di assicurare la protezione attraverso la vicinanza della figura di attaccamento, ossia la figura che offre conforto in caso di necessità/paura. La prima figura con la quale stabiliamo una relazione di attaccamento è la madre.

Quando da bambini ci troviamo di fronte ad un pericolo si attiva il sistema di attaccamento e mettiamo in atto comportamenti di attaccamento come piangere, aggrapparsi, seguire o esprimiamo emozioni di attaccamento come paura e rabbia che hanno lo scopo di mantenere la vicinanza con la madre. Se quest’ultima si mostra responsiva (sintonizzata sulla richiesta di aiuto del bambino) e sensibile (riconosce i bisogni del bambino) sarà in grado di rappresentare una base sicura per il bambino dalla quale separarsi per esplorare l’ambiente e alla quale avvicinarsi in caso di pericolo. In questo modo il bambino imparerà a gestire le proprie emozioni e i propri comportamenti.

Dalla disponibilità della madre ad accorrere in caso di pericolo, nel primo anno di vita del bambino si strutturano i Modelli Operativi Interni, ovvero rappresentazioni mentali di sé stesso, degli altri e del mondo che guidano il comportamento e organizzano le emozioni (Attili, 2007).

Da adulti la relazione di coppia è a tutti gli effetti una relazione di attaccamento come la relazione madre-bambino, con una differenza fondamentale: mentre la relazione madre-bambino è una relazione complementare, in quanto la madre offre conforto e cure e il bambino può solo chiedere accudimento, nella relazione di coppia si ha un rapporto alla pari, poiché entrambi i partner dovrebbero essere in grado di offrire accudimento e chiedere conforto.

A seconda della relazione di attaccamento con le figure primarie e dei Modelli Operativi Interni si struttureranno diversi stili relazionali che influenzeranno anche i rapporti di coppia: tutti noi tendiamo a scegliere il partner che conferma la visione che abbiamo di noi stessi!

Quali sono queste tipologie di attaccamento e i rispettivi stili relazionali?

  • Attaccamento sicuro e Adulti sicuri: questi soggetti hanno avuto le figure di attaccamento in grado di soddisfare i bisogni di vicinanza e cura in caso di difficoltà e questo ha portato loro a sviluppare un’immagine di sé e dell’altro positiva e meritevole di sentimenti di fiducia e di stima. Da adulti vivono bene l’intimità con il partner, sono capaci di comprendere lo stato emotivo e risolvere conflitti in modo costruttivo e sono in grado di ricevere e offrire conforto all’interno della coppia.
  • Attaccamento evitante e Adulti evitanti: questi soggetti hanno sperimentato da piccoli esperienze di rifiuto e ostilità da parte della figura di attaccamento. Da adulti tendono a minimizzare e svalutare le manifestazioni di attaccamento, rimangono distanti nelle relazioni, si affidano poco all’altro, vivono in modo sfuggente l’intimità nei rapporti e hanno difficoltà ad offrire accudimento e chiedere conforto. In caso di conflitti tendono ad allontanarsi fisicamente e psicologicamente dal partner ed a mostrare un apparente disinteresse.
  • Attaccamento ambivalente e Adulti ansiosi-ambivalenti: questi soggetti hanno sperimentato una relazione di attaccamento nell’infanzia caratterizzata da una costante preoccupazione circa l’affidabilità e la disponibilità della figura di riferimento a soddisfare le proprie richieste affettive. Da adulti temono di non essere amati e ricambiati dal partner e di non meritare il suo amore. Sono molto dipendenti dal partner ed ogni suo comportamento di autonomia viene interpretato come una vera e propria minaccia di abbandono. Offrono accudimento al partner in maniera intrusiva e controllante. In caso di conflitti aumentano i loro comportamenti di attaccamento e dipendenza e alla fine di un rapporto mostrano difficoltà a rassegnarsi, tentando in tutti i modi di cambiare la situazione.
  • Attaccamento disorganizzato e Adulti irrisolti: questi soggetti hanno avuto esperienze traumatiche non integrate dal punto di visto emotivo e cognitivo. Da adulti provano un intenso senso di paura e di allarme di fronte al proprio bisogno di attaccamento e alle richieste del partner e di fronte all’attivazione dell’attaccamento possono riemergere Modelli Operativi Interni disorganizzati appresi da bambini con le figure di attaccamento (Verardo, 2018).

Qual’ è il legame tra attaccamento e relazioni violente?

La dipendenza e l’ansia nei confronti della separazione e un modello negativo di sé, tipico degli adulti con attaccamento ansioso, possono rendere molto difficile abbandonare le relazioni abusanti. Le esigenze emotive caratteristiche di tali soggetti rendono impossibile la rottura di una relazione primaria (Velotti, 2012).

Stile di attaccamento dei partner e relazioni violente:

  • Vittima con stile di attaccamento ansioso-ambivalente. Per un adulto con questo tipo di attaccamento, caratterizzato da forti preoccupazioni relative all’abbandono e da una visione di sé come non meritevole, anche una relazione violenta rappresenta una forma di contatto. Sono quindi queste persone ad essere maggiormente a rischio di restare bloccate in relazioni abusanti.
  • Vittima con stile di attaccamento evitante. L’adulto con questo tipo di attaccamento, caratterizzato dalla tendenza ad evitare l’intimità, potrebbe non avere un investimento emotivo tale da farlo rimanere incastrato in una relazione con un partner abusante.
  • Partner abusante con stile di attaccamento ansioso-ambivalente. Questo stile di attaccamento è più facilmente associato a comportamenti abusanti. Si tratta in genere di soggetti emotivamente dipendenti, gelosi e ossessionati dalla paura della perdita del partner. Di fronte alla minaccia della perdita e ad alti livelli di emozioni negative disregolate (inclusa la rabbia) hanno un’iperattivazione del sistema di attaccamento con aumento degli aspetti dipendenti (Mikulincer e Shaver, 2011).
  • Partner abusante con stile di attaccamento evitante. In generale questo stile di attaccamento è associato in misura minore a comportamenti violenti. L’evitamento è di solito legato a strategie di controllo molto forti dell’espressione della rabbia. Tuttavia il fallimento di queste strategie disattivanti potrebbe scatenare comportamenti violenti caratterizzati da aspetti di crudeltà mentale e fisica.
  • Attaccamento disorganizzato. Caratteristico della disorganizzazione dell’attaccamento è il cosiddetto triangolo drammatico che troviamo di frequente nei legami adulti abusanti. Qui gli attori della violenza seguono lo schema della vittima, del persecutore e del salvatore nella rappresentazione di sé e dell’altro. L’adulto si sente vittima quando il partner diventa abusante, ma anche l’abusante diventa tale perché si è sentito vittima (per esempio di un possibile tradimento) oppure si sente vittima dopo i comportamenti abusanti. Il ruolo di persecutore è invece associato a senso di colpa e responsabilità rispetto ai comportamenti disregolati dell’abusante e a senso di colpa e responsabilità dell’abusante dopo essersi disregolato. Dopo gli episodi di violenza l’abusante può piangere e chiedere aiuto al partner che diventa il salvatore oppure l’abusante può avere dei comportamenti estremamente protettivi nei confronti dell’abusato (Verardo, 2018).

Valentina Bennati